Il bullismo deriva dalla parola inglese “bullying”, termine che letteralmente significa “prepotenze” e indica il comportamento di violenza fisica o psicologica intenzionale, persistente e ingiustificata agito da un individuo o un gruppo verso individui incapaci di difendersi.

Recentemente, alcuni fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione su un altro fenomeno, il cyberbullismo, inteso come atti di prepotenza, minaccia, intimidazione mediante l’uso delle tecnologie verso persone percepite più deboli.

Entrambi i fenomeni intaccano la vita reale di bambini e adolescenti anche quando i soprusi avvengono tramite il cellulare o il computer.

 

 

Quando di parla di bullismo e di cyberbullismo è fondamentale considerare tre figure coinvolte: il bullo (o cyberbullo) che è colui che mette in atto comportamenti di sopruso e violenza (intimidazioni e derisioni della vittima mediante il web nel caso del cyberbullo); la vittima, che subisce i soprusi; gli spettatori, coloro che assistono agli agiti del bullo o ne sono a conoscenza.

Si crede, erroneamente, che gli episodi di bullismo comportino conseguenze psicologiche a breve e lungo termine esclusivamente per le vittime. Numerose ricerche hanno, invece, dimostrato che sia le vittime sia i “bulli” riportano conseguenze emotive, psicologiche e comportamentali che possono causare scarso rendimento scolastico, problemi di salute, delinquenza e criminalità.

Recentemente si è posta attenzione anche verso gli spettatori, sia per comprendere il loro ruolo, i processi psicologici che regolano il loro comportamento e le variabili che influiscono sulle decisioni di intervenire o meno, sia per valutare gli effetti che ha assistere a episodi di bullismo.

Per quanto riguarda il loro ruolo, a differenza di quanto si crede e della convinzione dello spettatore stesso che si reputa passivo, essi svolgono una funzione fondamentale nell’incoraggiare o meno il bullo a perpetrare nelle sue condotte. È l’osservatore che influisce sul far diventare o meno una situazione critica. Questo meccanismo si verifica durante i litigi che coinvolgono due individui di qualsiasi età. La presenza di testimoni incoraggia all’uso della violenza fisica.

È interessante osservare come gli stessi spettatori non condividano il comportamento del bullo e non approvano gli atti di bullismo. Nonostante ciò, un numero molto ridotto di soggetti interviene durante un atto di bullismo.

Alcune ricerche suggeriscono che la scelta di intervenire possa essere guidata da numerosi fattori, incluso sentimenti di ansia o di disagio provati durante la situazioni, o la difficoltà nel trovare la giusta modalità per intervenire.

Una ricerca condotta da telefono azzurro ha evidenziato come tra gli spettatori che non sono intervenuti durante un episodio di bullismo, il 30.89% dei ragazzi intervistato non intervengono per paura delle conseguenze dirette, il 22.74% perché pensavano che ciò che stava accadendo non riguardava loro, il 35 % invece perché non sapeva come poter aiutare la vittima.

Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche sugli osservatori, le ricerche indicano che il contesto caratterizzato da difficoltà relazionali aumenta l’insicurezza, la paura e l’ansia sociale.

Il continuo assistere ad episodi di bullismo offline e online può rafforzare una logica di indifferenza e scarsa

empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema. Questo meccanismo potrebbe essere necessario per mantenere una coerenza interna e ridurre il bias cognitivo che si crea nel ragazzo di fronte al conflitto interiore tra intervenire e dare ascolto alle proprie regole morali o assistere passivamente, ascoltando le regole del gruppo o le proprie difficoltà nel prendere una posizione.

Alla luce di queste ricerche, diventa fondamentale definire dei progetti di intervento e di prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo che siano indirizzati in particolare agli spettatori, fornendo loro competenze di lettura delle situazioni, in modo da poter riconoscere quando si sta verificando un episodio di bullismo (e non un semplice gioco o scherzo tra pari) e strategie di intervento efficaci per contrastare il fenomeno, preservando la sicurezza del ragazzo (fisica e psicologica).

 

A cura della Dott.ssa Sara Cannas